Vi sono donne testarde che hanno vissuto resistendo al dolore.
Vi sono donne testarde che hanno vissuto resistendo all’ingiustizia, armate solo di volontà e coraggio.
Camille è una di queste. Voglio raccontarvi la sua storia.
Camille ha vissuto due vite, l’una l’esatto opposto dell’altra…
Una piena e vorticante, come le meravigliose statue di bronzo che sapeva creare, l’altra vuota, come il calco d’argilla che per fare quelle statue era servito, ma che poi qualcuno ha gettato in un angolo, dimenticandolo…
Camille nacque in un giorno d’inverno del 1864 in un paesino della Champagne.
La madre voleva un maschio, per rimpiazzare l’altro figlio, quello che era morto…invece nacque lei. Donna si, ma forte, fantasiosa, volitiva, orgogliosa.
Era bella Camille, aveva i capelli rossi, sapeva affascinare. Due occhi di un blu raro, come si possono trovare solo nei romanzi. Lo sguardo libero e fiero come quello di un gatto. La madre l’odiava.
Il fratellino Paul invece, il piccolo Paul era il suo preferito, e lo sarebbe sempre stato, nonostante tutto.
Aveva talento Camille. A dodici anni sapeva già scolpire come un uomo. Meglio di un uomo. A diciannove conobbe un uomo. Uno scultore. Molto più vecchio di lei, famoso, un grande artista, un genio.
Divenne la sua allieva e la sua musa. La sua amante.
Una simbiosi perfetta, l’arte nutriva il loro amore, la passione modellava le loro opere: nudi imploranti, mani, idoli eterni, ninfe, giri di valzer, amori fuggenti! [in crescendo]
…chi può dire perché fini…troppo orgoglio, troppa ambizione…l’invidia forse, lo scandalo…l’allieva aveva superato il maestro? Chi può dirlo…andate a giudicare, se volete, nei musei più famosi del mondo, i frutti di questo amore sono ancora lì…
Solo una cosa vi chiedo…non mi ingannate…
Camille si chiuse con i suoi gatti nel suo studio. Il tormento e la rabbia presero il sopravvento, insieme all’ossessione…per quel nemico, amante perduto.
Nessuno voleva più i suoi lavori, i lavori di una scultrice troppo audace, perché aveva osato essere se stessa: un’Artista, originale e libera…una Donna, quando ad una donna non era concesso.
Viveva segregata in casa, non mangiava, non si lavava più. Iniziò a distruggere le sue opere.
Un comportamento ormai troppo imbarazzante, intollerabile per una madre bigotta e per un fratello, che ora era un uomo potente, ammirato.
Camille fu rinchiusa nel manicomio di Montdevergues nel 1912. Aveva 38 anni. Non scolpì mai più.
Paul, piccolo Paul verrai a prendermi domani vero? Fa freddo qui la notte e non riesco a dormire…
Non sprecare il tuo denaro per un manicomio… ci potrei fare le mie creazioni più belle con quel denaro e…vivere piacevolmente…
Paul, posso tornare a casa? Qui ci sono solo pazzi… e io non sono pazza.
…prima di partire il re donò a Sakùntala un anello, promessa d’amore. Per molti giorni e molte notti Sakùntala attese invano sue notizie, ma lo sposo l’aveva dimenticata!
Paul, piccolo Paul? Verrai a trovarmi presto? Porterai anche la mamma questa volta?
Fa freddo qui la notte e io…non riesco a dormire…
Resistette trent’anni, poi Camille morì, un giorno qualunque del 1943. Sola.
Di lei restano qualche capolavoro, un nome, alcune lettere, poche fotografie.
Una di queste è stata scattata a Montdevergues.
Camille è seduta su una seggiolina sistemata davanti ad un muro, composta, evidentemente in posa per il fotografo. Se la vedeste, potreste anche scambiarla per uno dei vecchi ritratti ingialliti della vostra bisnonna, quelli che di solito sono nascosti in fondo ai bauli in soffitta.
Solo che quella sedia, non si trova in un salotto o davanti a un focolare, ma appoggiata ad un muro sporco, in mezzo al nulla.
Chissà poi perché qualcuno avrà voluto fare una fotografia a quella vecchietta minuta.
Vestita di tutto punto, come per uscire…con un cappotto troppo grande per lei, le braccia conserte in grembo, un cappello sgualcito in testa.
Una vecchietta minuta, dall’espressione viva, orgogliosa.
Lo sguardo libero e fiero come quello di un gatto.