Vuoi già partire?
Non è ancora giorno: era l'usignolo e non l'allodola a ferirti il trepido orecchio con il suo canto.
Credi a me, amore, era l'usignolo, quella luce non è la luce del giorno,
è una meteora irraggiata dal sole perché ti faccia da torcia e ti rischiari la strada…
rimani dunque, non devi andartene.
Sono parole che ho appreso da un giovane con cui ho danzato…
Era solare la sua voce mentre mi parlava, dolce e calda, come d'estate il mattino presto...
Sì, è giorno! Corri via, vattene subito! Vattene! C'è sempre più luce!
Ella insegna alle torce a splendere
qual luce viene da quella finestra laggiù? Quello è l'oriente e Giulietta è il sole!
Quella stessa finestra ora fa uscire la luce e fa entrare la vita.
Portentosa è in me questa nascita d'amore,
troppo improvvisa, troppo violenta,
troppo simile al fulmine che passa prima che possa dire "fulmina"!
Dal nulla sei stato creato amore, sei giunto inaspettato...
Grave leggerezza, piuma di piombo, fumo splendente, gelido fuoco,
preciso opposto di quel che sembri.
Scaltro, ti sei mascherato per ingannare meglio le mie difese,
hai sussurrato emozioni pure al mio orecchio attento,
hai sfiorato con un soffio leggero e caldo le mie mani,
hai versato parole nuove sulle mie labbra:
Amore, signore, marito sì, e amico!
Sono appena suonate le nove! E pur son tua moglie già da tre ore!
Amore, ti chiamo, non posso aspettare…
Ti chiamo, ma non conosco il tuo nome, perché il tuo nome nasce dal mio unico odio…
Lo rinnego dunque e ti dono al suo posto tutta me stessa…
Che cosa c'è in un nome?
Quella che chiamiamo Rosa, non perderebbe il suo dolcissimo profumo se avesse un altro nome….e questo bocciolo, maturerà nel soffio dell'estate e quando ci ritroveremo sarà uno splendido fiore….ho deciso, ti chiamerò Rosa!
Lo sa il cielo quando ci rivedremo ancora…e il giorno è ancora così giovane…
Austera notte, matrona vestito di nero, vieni, vieni e insegnami,
vieni e portami la mia Rosa senza nome.
Avvolgi nel tuo nero mantello gli abbracci degli amanti,
e, gelosa, serba nelle luce delle tue stelle il calore dei loro baci,
perché la passione non si dà pena del domani, brucia l'istante e tutto lo consuma.
Sono appena suonate le nove.
Lo sa il cielo quando ci rivedremo ancora…
Bisogna pensare a tutto, preparare la scena, e fare in modo che tutto sia compiuto per il tuo ritorno, aspettare….finché non sarà tempo.
Il tempo è uscito dai cardini!
In ogni minuto ormai vi saranno tanti giorni…e con questo conto sarò vecchia quando rivedrò la mia Rosa! Ma non voglio pensarci ora!
Fa presto!
Fa presto! Lo sposo è arrivato! Fa presto dico!
D'altronde quel che deve essere sarà…
Con questa fiala….le rose delle tue labbra e delle tue guance diventeranno pallide come la cenere e le cortine dei tuoi occhi cadranno come se la morte avesse chiuso la tua vita.
Dammi la fiala! Dammela subito! Non parlarmi di paura!
L'amore ha armato le mie paure…mi ha prestato la sua forza..
È quasi giorno e sa il cielo quando ci incontreremo ancora….
L'amore mi ha fornito la lingua e le lacrime, e ora bisogna che io reciti la mia scena da sola…..
Ma dammi la fiala…farò alla svelta. Quel che deve essere sarà….vengo a te Romeo.
Romeo.
Non c'è limite, né misura, né confine a tutta la morte che è in quella parola!
Non c'è limite, né misura, né confine a tutta la vita che è in quella parola!
Non c'è limite, né misura, né confine a tutta l'amore che è in quella parola!
Fate seccare le vostre lacrime, non piangete…perché ho pronunciato il suo nome.
Ora so quel che prima non sapevo…