il rondone



 

Mamma mamma, guarda! Le rondini!”
Ripeteva il bambino, tirando la gonna della donna distratta dalle vetrine luccicanti dei negozi.
“Mamma mamma, guarda!
Guarda come volano alte! Come sono belle le rondini!
Mamma mamma! Guarda guarda! Come sono tante là, vicino al campanile!”
Il campanile si elevava imbarazzato proprio dietro al supermercato.
“Mamma mamma! Me la compri una rondine? La voglio!”

“Bah….rondine? rondine a me?”. Sboffonchiava il vecchio pennuto udendo gli schiamazzi del bimbo, mentre si librava nel cielo terso all’imbrunire.
“Che insolenza!...bah…IO sono un RONDONE! Un signor rondone! Una perfetta macchina concepita per il volo! Altro che rondini…signorine isteriche! Bah…non c’è più rispetto.”
Umiliato da tanta ignoranza, per consolarsi, il Rondone si avventò planando su una zanzara che, appena sveglia, si preparava alla sua caccia notturna. Un’azione calcolata al millesimo, veloce, precisa, perfetta. Nessuno lo poteva mettere in dubbio. Con la medesima abilità il vecchio Rondone ripeté più volte quel gesto, creando nell’aria intricati disegni, finché non decise che per quella sera aveva cenato abbastanza.
“Un pasto frugale, - pensava- ma bisogna tenersi leggeri, bisogna volare, e non ho più il fisico di quando ero giovane…di quando potevo ingozzarmi di grassi coleotteri e volteggiare sereno sul lago. Eeeh….bei tempi quelli!”
Era stanco il vecchio Rondone, stanco e affaticato. Un’altra notte stava per arrivare, un’altra notte uguale a tutte le altre. Un’altra notte che avrebbe passato…no, non riposando, come tutti, ma…volando!
Erano ormai mille notti che volava, mille notti che seguivano altrettanti giorni…ci sarebbe stato un altro giorno? E poi un’altra notte?

Dovete sapere che il Rondone, quando è stanco, non può posarsi a terra, o su un ramo come tutti gli altri uccelli. Una perfetta macchina per il volo. Per il volo. Non per camminare, o per saltellare qua e là come vediamo fare ai passerotti quando beccano le briciole che gettiamo loro al parco (pst…quelli lì si, che sono davvero parenti delle rondini!).
Il Rondone non può farlo, le sue deboli zampe non reggerebbero. Tutto il suo essere, ogni piuma, ogni osso, ogni muscolo è adatto al volo, e a niente altro. Dal momento in cui si lancerà dal suo nido, non si poserà più…per anni! In volò si nutrirà, in volo dormirà, in volo si accoppierà persino…senza fermarsi, senza potersi fermare.

“Eh si, è dura …” pensava il vecchio uccello, “ma sono un Rondone” si diceva con fierezza, mentre la luna cominciava a rischiarare il cielo ormai cupo.
“Faccio quello per cui sono nato. Quanti altri possono dire la stessa cosa?” Il suo sguardo si posò sui tetti grigi delle case degli uomini addormentati.
“Sono un Rondone. Vivo volando. Vivo, volo e guardo….dall’alto se ne vedono di cose, se ne vedono di tutti i colori…anche cose brutte, terribili. Bah….me lo diceva mio nonno! E a lui il nonno di mio nonno di mio nonno. Sopra i grattacieli, sopra le cattedrali, sopra le torri e le case degli uomini nelle quali da secoli facciamo il nido. Me lo diceva mio nonno: figliolo, vola, vola più in alto che puoi, perché solo da molto in alto il mondo è sopportabile…Laggiù, si fatica a resistere così attaccati alla terra…Sei un Rondone, dovrai esserne sempre orgoglioso, una perfetta macchina concepita per il volo! Sei un Rondone…vola!”

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